Prunetti

“108 metri. The new working class hero” di Alberto Prunetti

Oggi è il 12 aprile 2018. Domani sera, venerdì 13, alle 21.00, nella sede dell’associazione Kansassìti di Grosseto, noi del collettivo Bianciardi 2022 presenteremo l’ultimo romanzo di Alberto Prunetti, uscito da due settimane appena e già ristampato, plurirecensito, presentato e ripresentato, molto elogiato, amato, ancora mai insultato…

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Ha iniziato Wu Ming 1 con una dissertazione su fiction e non-fiction intitolata Dopo la lettura di #108metri di Alberto Prunetti: appunti su fiction e non-fiction, problemi etici e poetici,…, tirando in ballo due libri poco noti di George Orwell e proponendo un excursus che porta dritto al Prunetti, al suo romanzo che rinnova la narrativa working class tenendo insieme il “soprannaturale” con un “realismo sociale impietoso”.

Prunetti ha risposto (violando l’etichetta, che vuole l’autore seduto sulla riva del fiume o, meglio, dietro una tastiera, non per scrivere risposte alle recensioni, per dialogare con la critica, ma per brigare, creare consenso, procurare altre recensioni) con un mirabile post intitolato A proposito di fiction/non fiction in Amianto e 108 metri (accompagnato da foto imperdibili). E così Alberto ci spiega di non aver avuto bisogno di fingersi un proletario – come Orwell – per scrivere da proletario e del proletariato. “Ho fatto finta di fare fiction”, dice a proposito del rapporto tra realtà e finzione del suo sedicente romanzo, e ci rivela che la vera sfida che ha cercato di affrontare è “usare il romanzo per raccontare la classe lavoratrice e non la borghesia, e farlo dall’interno. Non dall’alto come faceva la letteratura industriale”. Già. Come Bianciardi con La vita agra, viene da dire, ma di questo parleremo domani sera. E prosegue, l’autore Prunetti Alberto, illustrando alcuni dei trucchi usati per condensare, limare e impastare i personaggi, le vicende e le lingue.

Ancora, sul blog “Quinto tipo”, Luca Casarotti ha reagito con il pezzo Api working class: ancora su fiction e non fiction in 108 metri, che introduce nella discussione l’elemento della comicità (un'”epica comica e stracciona”), che in effetti appare imprescindibile per questo libro che fa ridere e piangere insieme.

Poi è arrivato Marco Ambra, che sul “Lavoro culturale” (Epica stracciona per un figlio. Recensione a 108 metri) ha scritto che questo romanzo è “un ibrido, una «narrazione working class» in cui luoghi, stili, forme, idiomi e immaginari si mescolano fino a trarre fuori il lettore dalla forzata solitudine della lettura”. La storia di uno che se ne va e ritorna e che racconta una sconfitta ma che alla fine, se proprio dobbiamo dirla tutta, vince. Perché riesce a raccontarla, la sua storia, e a pubblicarla (e con Laterza addirittura), e a scriverla in una lingua e in una forma che perlamadonna non si leggeva dai tempi di Bianciardi.

Ecco. Di questo riparleremo domani sera, certamente. Di questo e altro. Parleremo di letteratura, soprattutto. Del potere delle parole. Di quanto è bravo Prunetti, certamente, ma di quanto questo libro sia assolutamente da leggere e rileggere, da caricare a molla e scaricare tutto insieme, per farsi sbalzare in avanti, così, con una botta improvvisa, tra le risate di chi sta lì a guardare.

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