Foto tratta da «Storia Verità»: da sinistra, Rodolfo Graziani, Renato Ricci e Dante Ciabatti

Grosseto città fascista #1

Forse è ora di mettere da parte la retorica di Grosseto-Kansas City, la città aperta al vento e ai forestieri. Forse, per aprire davvero Grosseto, è necessario ricominciare dalla sua storia vera, reale, quella che trova origine nel Ventennio e prosegue nel dopoguerra. Una storia di fascisti e di massoni che mentre presiedono prestigiosi club cittadini si incontrano segretamente con celebri nazisti e fascisti, tengono conferenze contro il progresso e intanto organizzano colpi di stato, per finire a pubblicare una rivista storica revisionista. Per questo abbiamo deciso di ospitare sul nostro blog una serie di interventi sul neofascismo.
In questo clima di razzismo e di populismo, tenuto conto che anche i gruppi dirigenti dei movimenti sedicenti fascisti a malapena sembrano saper leggere e scrivere in italiano, ci sembra doveroso fornire un contributo alla conoscenza della città.
Dedichiamo questo primo articolo alla rivista «Storia Verità», fondata e diretta da Dante Ciabatti a Grosseto nel 1991.

«All’inizio della guerra, 10 giugno 1940, 22.000 giovani italiani diciottenni, ansiosi di servire la Patria combattendo, si presentarono volontari ma, superato lo sbigottimento iniziale, gli strateghi della “guerra parallela” li dirottarono per mezza Italia, a piedi, contando che la fatica di venti giorni di marcia circa 420 chilometri, affardellati e con pesanti scarponi avrebbe placato gli ardori.
Non fu così e allora furono d’autorità restituti, dopo qualche mese, agli studi e al lavoro.
Duemila non ubbidirono e avviarono così, contestatori ante-marcia, o meglio dopo la marcia, un singolare braccio di forza con chi rifiutava loro l’onore del combattimento. Protestavano perché li si voleva lasciare a casa.
È una storia lunga – non edificante purtroppo, burocratica, italiana – che si conclude il 29 luglio 1941 quando quei giovani, inquadrati nel Gruppo Battaglioni Volontari “Giovani Fascisti”, sbarcano a Tripoli.
Il battesimo del fuoco sarà in Marmarica, durante la seconda battaglia del novembre 1941, e l’epilogo s’avrà nel maggio 1943 in Tunisia.»

Giorgio Bencivenni, Dante Ciabatti, Una storia dimenticata. I “Giovani Fascisti” sul fronte africano, «Storia Verità», a. I, n. 1, aprile-maggio 1991, p. 29.

Dante Ciabatti (Grosseto, 14 giugno 1922 – 17 dicembre 1995), volontario dei Giovani Fascisti, poi, dopo l’8 settembre 1943, ufficiale d’ordinanza addetto alla persona di Renato Ricci, comandante della Guardia Nazionale Repubblicana, ha sostenuto per tutta la vita la necessità di ripristinare il regime fascista (con mezzi più o meno leciti, come vedremo in un prossimo articolo). Due volte presidente del Rotary Club locale, socio fondatore della fondazione rotariana “Carlo Berliri Zoppi”, Dante Ciabatti appartiene a una famiglia illustre, frequenta i salotti, tiene conferenze nei club cittadini e nel frattempo coltiva relazioni nazionali e internazionali con fascisti e nazisti di diverse generazioni, da Valerio Junio Borghese al feldmaresciallo Albert Kesselring. Nel 1975 subisce un processo per “cospirazione politica mediante associazione e insurrezione armata contro i poteri dello Stato”, ma non per questo abbandona le sue idee originarie.

Nel 1991, quasi settantenne, decide di fondare insieme ad alcuni sodali l’Associazione Ricerca Storica (ARS) e la rivista bimestrale «Verità Storia» (Direttore responsabile Nino Arena – Registazione n. 22/90 presso il Tribunale di Velletri del 6-12-1990), che fino al 1995 manterrà la sua sede a Grosseto, in casa Ciabatti. Una rivista condotta e scritta da soli uomini – maschi bianchi borghesi di comprovata fede fascista – che tratta quasi esclusivamente fatti storici del ventennio.

Dante Ciabatti stesso vi scrive almeno dieci articoli di vario tipo, nei quali ricostruisce alcuni episodi ai quali ha partecipato in prima persona, oppure argomenta tesi politiche e giuridiche volte a dimostrare l’illegittimità del governo Badoglio e la necessità di recuperare la lezione della RSI.

  • Giorgio Bencivenni, Dante Ciabatti, Una storia dimenticata. I “Giovani Fascisti” sul fronte africano, «Storia Verità», a. I, n. 1, aprile-maggio 1991, p. 29.
  • Dante Ciabatti, Mussolini e il Fascismo al potere. Stato autoritario o Stato totalitario?, «Storia Verità», a. I, n. 3-4, agosto-settembre/ottobre-novembre 1991, pp. 27-31.
  • D.C. [Dante Ciabatti], Il riconoscimento del maresciallo Kesselring, «Storia Verità», a. I, n. 3-4, agosto-settembre/ottobre-novembre 1991, p. 40.
  • Dante Ciabatti, [senza titolo] nota all’articolo di Elio Lodolini, La illegittimità del governo Badoglio. Storia costituzionale del “quinquennio rivoluzionario” (25 luglio-1° gennaio 1948) – parte prima, «Storia Verità», a. II, n. 7, luglio-agosto 1992, p. 1 [fascicolo interno al centro del numero].
  • Dante Ciabatti, La dichiarazione di Mosca del 30.10.1943, «Storia Verità», a. II, n. 7, luglio-agosto 1992, pp. 24-27.
  • Dante Ciabatti, L’ultima trovata della falsificazione antifascista, a. II, n. 11, aprile-luglio 1993, p. 1.
  • Dante Ciabatti, Traghetto al Po, «Storia Verità», a. II, n. 12, agosto-dicembre 1993, pp. 29-31
  • Dante Ciabatti, La morale della “Storia”, «Storia Verità», a. III, n. 13, gennaio-febbraio 1993, pp. 31-32
  • Dante Ciabatti, Della “guerra civile” in Italia dal 1943 in avanti, «Storia Verità», a. III, n. 16, luglio-agosto 1994, pp. 25-29
  • In ricordo del feldmaresciallo Albert Kesselring, «Storia Verità», a. IV, n. 20, marzo-aprile 1995, pp. 21-24, alle pp. 23-24: Testimonianza del ten. Dante Ciabatti Ufficiale addetto al Comandante generale della G.N.R. Renato Ricci.

Anche l’editoriale del primo numero probabilmente è stato scritto da Dante Ciabatti, che si firma “L’editore”:

La nostra rivista nasce in un momento difficile, gravido delle ombre accumulatesi ieri e delle conseguenze ancora oggi imprevedibili. La storia recente, dopo due guerre mondiali, ha sconvolto l’assetto geopolitico e avviato un processo di unificazione nell’esercizio di una egemonia totalizzante. È stata offerta una interpretazione formalmente razionale e falsamente virtuosa, che investe con semplice suddivisione manichea i fatti precedenti.

La prosa aulica non riesce a dissimulare la scarsa chiarezza delle idee, tuttavia il tentativo di giustificare il revisionismo storico è degno di nota e troverà riscontro in numerosi articoli e anche in un convegno tenotosi il 26 gennaio del 1993 a Roma: “Esame storico giuridico degli avvenimenti in Italia tra il 1943 e il 1945”, con Dante Ciabatti, relazioni di Elio Lodolini e Bartolo Gallitto, tavola rotonda coordinata da Gennaro Malgieri con interventi di Nino Arena, Filppo Lubrano, Mauro Mellini, Raffaele Valensise, conclusioni di Francesco Palamenghi Crispi (il tutto presieduto Luigi E. Longo dell’ARS). Lo scopo è dimostrare «la validità della R.S.I unica entità statuale sovrana in quel periodo e il diritto a cancellare le leggi eccezionali tuttora in essere, ristabilendo la verità e la giustizia» (quarta di copertina del n. 9 dicembre 1992-gennaio 1993).

Foto tratta da «Storia Verità»: da sinistra, Rodolfo Graziani, Renato Ricci e Dante Ciabatti.

[prossimamente gli indici della rivista e un resoconto sui rapporti dei servizi sul golpe Borghese]

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